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Thero è di razza Uldra. Egli non ricorda molto della sua famiglia nelle Terre Ghiacciate . Crescendo iniziava a capire che aveva qualcosa di diverso dagli altri, di diverso da tutti, quando c’era qualcosa che non andava... si ricorda solo che tutti avevano
Mago dei ghiacci
freddo, nonostante la tempra per le terre in cui vivevano, ma non lui. Lui quando perdeva il controllo, era a suo agio. Poco prima della sua adolescenza lo vide per la prima volta. Era come loro, ma più “bianco” se si può dire. Passava spesso e faceva tantissime domande a Thero, per anni, finché un giorno Thero sentì che contrattava con il padre. Alla fine, si portò via Thero. Era un certo Ainik , e si presentava come il signore della Torre di Ghiaccio; solo dopo molti anni Thero saprà che un tempo era un Arcimago della Torre Arcana , fino alla Guerra degli Arcimaghi  e le sue conseguenze. Thero voleva la sua famiglia, i Lehtinen, ma Ainik non gli permise mai di rivederli, fin quando non seppe che erano tutti morti, senza mai sapere se per gli eventi di qualche guerra o a causa di semplici predoni. Ainik negli anni cercava di insegnare a Thero quanto questi innatamente provocava, che lo rendeva diverso dagli altri, come si ricordava quando era con la sua famiglia. Il Freddo, il vero Freddo; il Freddo innato che pochissimi avevano e ancora meno mantenevano; Ainik aveva visto questo e in Thero aveva riposto la possibilità, dopo secoli di assenza, di creare il primo nuovo discepolo, un segreto che avrebbe potuto utilizzare per la sorpresa di tutti, specialmente i suoi avversari. Anni di addestramento e macchinazioni che Thero dapprima odiava, poi non capiva e poi rispettava… stava imparando a controllare il Freddo. Gli anni scorrevano e Thero apprendeva come controllare il mondo intorno a sé, nei ghiacci e nelle nevi, a plasmarlo secondo la sua volontà. Il suo sangue cambiò, da rosso come quello di tutti, diventò bianco e da quel momento sentì il Freddo scorrere nelle sue vene. Il ghiaccio si modellava come voleva e un giorno prese vita. Vilho lo chiamò e Vilho non smise mai di seguirlo e proteggerlo, unico vero compagno di Thero, unica altra entità con cui parlava oltre Ainik. Il rapporto con Ainik cambiò. Thero da profondo rispetto riscoprì l’odio per averlo strappato alla sua famiglia e per impedirgli di andarsene, ora che il Freddo era padroneggiato. Un giorno, durante una lezione, Ainik ebbe un sussulto, un mancamento. Come se il Freddo fosse mancato per un attimo. E Thero capì; capì che il vero Freddo era uno solo e man mano che si sarebbe potenziato in lui, avrebbe abbandonato Ainik; il motivo per cui gli allievi, i discepoli erano persi da secoli. Non era il momento, ma sarebbe arrivato; Ainik non sarebbe stato protetto ancora a lungo dal Freddo; Thero avrebbe avuto il suo pieno dominio. Con pazienza, senza anticipare i tempi, ma inesorabilmente. Un giorno Ainik gli parlò delle rovine di Kendoss , della lontana Guerra dei Venti che aveva posto il mondo degli uomini nel caos… già gli uomini: predoni? Barbari? Animali? Solo esseri inutili, che non possono capire cosa sia il vero Freddo. Violenti. Un importante incontro si sarebbe svolto sull’isola delle rovine e Ainik avrebbe voluto Thero come suo rappresentante, il suo vero potere celato ai più, per capire come il mondo degli umani avrebbe cercato di tornare all’ordine. Ma per Thero era troppo lontano dai suoi interessi.

Il Flagello invece lo interessava di più… Eladrin era passato molte volte a parlare con il suo maestro. Il Bardo Grigio , signore delle nevi Paria del Flagello e dell’incanto. Parlò del sangue di drago, di come questo possa fermare il Flagello. E un giorno parlò di un antico risvegliato prima del tempo e quindi non al massimo del suo splendore e potenza. Xyor si chiamava e aveva aperto la sua Tomba , ucciso in altri tempi da un arcimago traditore dell’ordine degli arcimaghi della Torre Arcana, prima della Guerra degli Arcimaghi. Xyor aveva il drago e il drago andava difeso. Il Flagello avrebbe cambiato il mondo e il mondo così doveva restare, ora che Thero se ne era fatta un’idea e aveva trovato il suo scopo come nuovo signore del Freddo, riportando il Freddo al rispetto di tutti gli arcimaghi, con tutti i mezzi necessari; ristabilendo un ordine che probabilmente non era mai esistito ma che per Thero è uno, immutabile e vero. Avrebbe trovato Xyor, sarebbe stato suo amico. Si, suo amico, e avrebbe imparato da lui, lo avrebbe aiutato, anche se Xyor sarà geloso del potere del vero Freddo, che non potrà mai padroneggiare. Eladrin aveva portato con sé una goccia del sangue di Xyor, che aveva donato ad Ainik. Thero durante i suoi studi si era addentrato nei meandri della Torre di Ghiaccio, dove Ainik gli aveva impedito di andare; qui, tra i tomi del suo maestro, aveva trovato un tomo contenente antichi e persi rituali. Uno di essi permetteva di trovare la magia, e Thero non si fece scrupoli ad usarla per trovare Xyor, utilizzando il sangue portato da Eladrin. Ma questo non bastava; tra questi antichi tomi, un altro rituale, i cui scopi ancora non erano chiari, aveva attirato la sua attenzione... Thero lo aveva memorizzato ma ancora non riusciva a padroneggiarlo, e per eseguirlo avrebbe dovuto trovare una fiala di sangue di drago e un antico oggetto perduto, Il Terzo Occhio del Profeta Morto.

Thero è sempre stato onesto verso sé stesso e anche Ainik: d’altra parte, Ainik ha deciso da solo, senza chiedere, di insegnarli a padroneggiare il Freddo, doveva sapere che il Freddo è uno e che sarebbe passato a Thero e solo a lui. Il rispetto per il suo maestro non basta: il Freddo vuole, desidera, passare a Thero. E il Freddo magari un giorno lo aiuterà anche a sterminare i predoni  che hanno ucciso la sua famiglia, ormai dimenticata, ma è una questione di onore. Ma il mondo non cambierà, nemmeno il Flagello lo influenzerà. Thero ha trovato il suo ruolo, nessuno lo può e deve spostare. E se qualcuno ci prova, beh, sarà avvolto dal Freddo. E tanti ci proveranno; oh sì, che vengano. Solo Vilho segue Thero, mentre si reca a sud dopo aver frettolosamente salutato il suo maestro, convinto che Thero stia andando alle rovine di Kendoss. Sfruttando la copertura di Ainik, fino alle paludi a sud, Thero ha poi deviato verso Xyor, come il rituale aveva predetto.

L'incontro con Xyor e Volak è per un'altra storia, ma avviene accompagnato dalla neve e dal Freddo; l'accordo con Xyor, no. Avrebbe aiutato Xyor a sconfiggere il Signore del Crepuscolo, a detta di Xyor un certo Valamon, in cambio di una fiala del sangue di Xyor. E insieme a questi, avrebbero ripreso possesso della Torre Arcana, da Arcaynes, come nuovi Arcimaghi, eludendo la costrizione contro gli antichi Arcimaghi che Arcaynes aveva posto; d'altra parte, Xyor e Thero non ne sono affetti... E il Freddo, sì il Freddo portato da Thero, avrebbe avuto il posto che spetta.